Massetto per pavimento radiante

mercoledì 4 marzo 2020

Quale massetto radiante scegliere per gli impianti di riscaldamento a pavimento?

Il sogno di tutti gli installatori termo idraulici? Installare un impianto radiante a regola d’arte, in grado di garantire le massime prestazioni in termini di comfort termico ma anche di estetica della pavimentazione.

Quando si parla di sistemi radianti a pavimento uno dei parametri più importanti riguarda l’inerzia termica, cioè la capacità di un materiale di trattenere il calore. Abbiamo approfondito l’argomento con un articolo specifico sui sistemi radianti a bassa inerzia.

Questa volta ci focalizzeremo su uno dei componenti più importanti di un sistema radiante a pavimento, nonché l’elemento che si occupa di veicolare il calore dai tubi al pavimento: il massetto radiante.

Di seguito scopriamo insieme tutto ciò che c’è da sapere sui massetti radianti.

Massetti radianti: cosa sono? A cosa servono?

Il massetto radiante è uno degli elementi chiave per l’installazione di un sistema radiante a pavimento.
Si tratta del supporto diretto del pavimento e deve rispettare una serie di requisiti: planarità, assenza di crepe o cavilli, elevate resistenze meccaniche e stabilità dimensionale.

Inoltre deve possedere una conducibilità termica elevata in grado di garantire un’ottima trasmissione del calore dalle tubature all’ambiente circostante. È il responsabile principale dell’efficienza del sistema radiante. Pertanto è necessario realizzarlo correttamente per garantire la massima prestazione dell’impianto radiante ed escludere danni alla pavimentazione.

Quanti sono le tipologie di massetti radianti?

Sul mercato i massetti radianti si diversificano per il “legante” utilizzato (cemento, solfato di calcio, calce, magnesite), per la loro “tipologia di applicazione” (consistenza terra umida o liquidi autolivellanti) e se realizzati in cantiere o preconfezionati / premiscelati dalle aziende produttrici.

Distinguiamo quindi i massetti tradizionali, ottenuti impastando cemento, acqua e sabbia di diversa granulometria. In questo caso tutte le componenti sono miscelate in cantiere, quindi tutto dipende dall’esperienza di chi prepara l’impasto. Lo spessore adottato generalmente è di 45 mm sopra il tubo scaldante; infatti richiede tempi lunghi di asciugatura (circa 4 settimane).

Ci sono poi i massetti fluidi o autolivellanti caratterizzati da un’elevata scorrevolezza e alte resistenze meccaniche. Inoltre, l’alta fluidità garantisce un agevole livellamento e un’elevata compattezza. Lo spessore varia in funzione della soluzione adottata, in genere è da 30 mm sopra tubo ma, grazie agli ultimi sviluppi nel mondo dei massetti, può essere anche inferiore. Questo consente di accorciare i tempi di lavorazione e stagionatura.

Infine esistono i sistemi a secco che non richiedono l’utilizzo di un massetto cementizio a copertura dell’impianto. Questi sistemi sono caratterizzati da uno spessore ridotto (fino a 2 mm in caso di rivestimenti con fogli metallici) e una buona capacità di conduzione.

Quali sono le normative di riferimento per la progettazione e installazione dei sistemi radianti?

Il panorama normativo per la progettazione dei sistemi radianti è piuttosto complesso. Per quanto riguarda i sistemi radianti a basso spessore non esiste una normativa specifica. In generale, le principali normative relative ai sistemi radianti sono la UNI EN 1264 e la UNI EN ISO 11855.

Per quanto riguarda le linee guida sui massetti radianti abbinati alle tipologie di pavimentazione esistono diversi riferimenti normativi. Le norme UNI EN 1264-4 e UNI EN ISO 11855-5 riportano gli spessori minimi dei massetti radianti, da calcolare sopra alle tubazioni affermando che lo spessore del massetto radiante è calcolato considerando la capacità di carico e la classe di resistenza alla flessione. In generale si deve sempre fare riferimento alle norme nazionali.

Inoltre in merito allo spessore minimo dei massetti riporta che “lo spessore nominale sopra le tubazioni in riscaldamento (altezza di copertura) deve essere almeno tre volte superiore alla granulometria massima del materiale dello strato di supporto, e di almeno 30 mm".

Tuttavia, esistono oggi nel mercato massetti che consentono di realizzare spessori sopra tubo anche inferiori, a seconda delle stratigrafie, anche di 5-10 mm sopra tubo. Queste tipologie di massetto sono tuttavia troppo nuove per essere considerate nelle norme.
In questi casi è sempre opportuno rispettare le specifiche del produttore del massetto.

Quali precauzioni prendere in fase di posa del massetto radiante?

Le indicazioni relative alla protezione durante la fase di posa dei massetti sono riportate nella norma ISO 11855-5.

Prima di procedere alla posa ci si deve assicurare che siano rispettate le condizioni ambientali termoigrometriche ideali per la maturazione del massetto.

In generale è importante assicurarsi che nessun componente venga danneggiato nella funzione durante l’applicazione del massetto e l’installazione dei componenti riscaldanti. In questo caso è consigliato l’utilizzo di ginocchiere adeguate e tavole quando si deposita il massetto sopra le tubazioni.

In generale per preservare le caratteristiche termiche dell’isolante, bisogna evitare carichi elevati sullo strato isolante. Infine, durante la posa del massetto, i materiali che lo compongono devono contenere solo gli additivi approvati dal costruttore. È sconsigliato l’utilizzo di miscele che inglobano più del 5% di aria nel massetto, per evitare perdite di resistenza.

Infine la domanda più richiesta: come scegliere il massetto radiante più adatto?

Molti produttori di massetti offrono prodotti pensati specificatamente per i sistemi radianti, che garantiscono ottimo avvolgimento del tubo ed elevate conduttività termiche. Sono quelli da preferirsi perché assicurano la funzionalità dell’impianto.

Tra i massetti, oggi assumono sempre più rilievo quelli a basso spessore ovvero bassa inerzia: essi permettono di seguire più rapidamente le esigenze di modifica della temperatura interna, dato che riescono a riscaldarsi e raffrescarsi più velocemente di quelli tradizionali, e sono quindi sempre più utilizzati negli edifici utilizzati ad intermittenza.
Inoltre, dato che accumulano poco calore, sono sempre più utilizzati anche negli edifici molto isolanti, dove il calore accumulato potrebbe portare a sovra-riscaldamenti.




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